Perchè e come dobbiamo mangiare

Ogni tanto, passeggiando tra gli scaffali d’una libreria o soffermandomi vicino ai tavoloni di qualche bancarella mi càpita di  sentire la voce di qualche libro che mi chiama e mi sussurra: “Dài, su! Forza portami a casa! Portami via con te!”. Talvolta, sono grossi tomi, magari illustrati, che parlano con voce profonda e sicura, talvolta sono invece libriccini smilzi e lustri o libercoli dall’aria vetusta e polverosa che mormorano  dolcemente.
Qualche mese fa, sul banchetto da libraiolo ambulante del mio amico Fabio-Libri, un piccolo libro ha attirato la mia attenzione: piccolino, piuttosto anonimo, con la copertina di brossura ed una stampa nei toni del seppia-marroncino raffigurante una cuoca d’altri tempi incorniciata da fiaschi, prosciutti, zucche ed altre cibarie, spiccava tra gli altri, più colorati ed appariscenti.
L’ho preso in mano: Il Medico in Cucina – ovvero Perchè si mangia e come dobbiamo mangiare, di Oscar Giacchi. Prima edizione: 1881. L’Autore, il dottor Oscar Giacchi, appunto, dedica alla moglie, Valentina, “questo libretto di interesse eminentemente familiare” firmandosi “Credimi il tuo. Indissolubile Marito”.
Non ho potuto non portarlo con me.
L’ho letto lentamente, letteralmente gustando ogni singola pagina. Le scoperte fatte in campo nutrizionale nei centotrenta anni trascorsi dalla pubblicazione del libro rendono – certamente – superate alcune delle affermazioni del dottor Giacchi, ma questo nulla toglie alla freschezza di quest’opera. Dai singoli capoversi sembra alzarsi il profumo di ingredienti antichi, che noi quasi non conosciamo e non sappiamo usare più, l’aroma dolce-amaro di un passato che sembra ormai perduto.
Il dottor Giacchi ci parla del cibo e della sua funzione di nutrimento del corpo e dello spirito, della gioia del sedersi a tavola con gli altri, familiari, amici o conoscenti che siano, condividendo il piacere d’un manicaretto preparato con amore…. quale differenza con le malsane abitudini di tanti di noi di rimpinzarci con cibi pre-cotti, sbollentati in qualche modo al microonde e serviti su piatti di plastica!
In passato, c’era il tempo per gustare con gli amici una fetta di zuppa inglese o di bere insieme un ponce “alla parigina” nelle serate più fredde. Ora… sembra che la fretta domini ogni nostra azione, compresa la consumazione dei pasti, che spesso avviene sì in famiglia, ma davanti al televisore, con una voce estranea che zittisce grandi e piccini e guasta il piacere del cibo condiviso.
Ho provato qualcuna delle ricette così minuziosamente descritte dal dottor Giacchi: sono tutte favolose e il loro sapore rievoca un passato recente, ma già lontanissimo, probabilmente perduto.
Il dottor Giacchi sostiene, in un libriccino di centotrenta anni fa, che la preparazione del cibo è un atto d’amore e che la condivisione dello stesso è un rituale che può farci sentire spiritualmente più vicini a che mangia con noi.
Cerchiamo di ricordarcene la prossima volta che ci verrà voglia di prendere al supermercato un asettico “piatto pronto”, surgelato ed imbustato nel sacchettone di plastica: magari ci verrà voglia di ritrovare il sapore d’un “banale” riso all’olio preparato in famiglia, tutti insieme e “al momento”.

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