Carissime Amiche e carissimi Amici,
la Santa Pasqua già bussa alle nostre porte.
Pasqua di Resurrezione, Pasqua di gioia, di allegre riunioni intorno al desco familiare, di bambini che covano con gli occhi l’uovo di cioccolato pensando alla possibile sorpresa in esso contenuta: un piccolo braccialetto, una medaglietta, un’automobilina o un portachiavi? mah, è tutto da vedere!
Ma queste scene di “piccole-grandi gioie familiari” sono – pare – solo per noi, per questo angolo del mondo: altrove… no, sarà qualcosa di diverso.
E sarà già una grazia se ci sarà qualcosa da mangiare, una coperta contro il freddo della notte, una piccola luce per scacciare le paure di adulti e bambini…
Dopo il Venerdì Santo c’è la Domenica di Resurrezione.
Dopo la tempesta, il sole torna a risplendere: speriamo che l’attuale “tempesta” non distrugga (fisicamente) il nostro pianeta Terra e che il Sole torni a splendere. Per tutti.
Per ricordare anche quanti stanno soffrendo in questo momento che dovrebbe essere di gioia, di serenità e di Pace vera, ho ripescato una poesia del mio (ahimè, lontano!) passato scolastico, che desidero proporVi.
PASQUA IN TRINCEA
Non una madre a noi con braccia alacri
aperse la finestra al nuovo sole,
nessuno aggiunse a tepidi lavacri
odor di viole.
Non c’è per noi nel vecchio canterale
tra nafta e alloro l’abito di festa,
nessuna donna al riso mattinale
per noi s’è desta.
Un abito pareggia ed accomuna
i figli della terra multiforme,
nella vicenda varia di fortuna
con noi s’addorme
l’abito grigioverde sulla paglia:
nella licenza lo mendò con cura
la madre: l’abito tuo di battaglia,
di sepoltura.
Ferdinando Bernini, poesia pubblicata dalla rivista “Aurea Parma”, maggio-giugno 1920.

Foto Mike Bird in Pexels.
Carissima Dottoressa, Buona Pasqua! Anche se siamo circondati da tanta violenza e tanto odio, io continuo a credere che moltissime persone si impegnino nella direzione opposta, per arginare l’inferno delle guerre. Ogni tanto vale la pena ricordare che “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”.
Grazie, Rosanna!
Infatti: una foresta in crescita è meno rumorosa d’un singolo albero in caduta! e noi, in quest’ottica, andiamo avanti, sperando nel meglio e preparandoci al peggio: sempar verbut!