“Mongering diseases”: a proposito di … “Ortoressia”

Da qualche tempo, sono inserita nella mailing-list del giornalista scientifico francese  Marc Dupuis e, quindi, un paio di volte la settimana,  ricevo una lettera che tratta di “argomenti di salute”. Ammiro Marc Dupuis per il suo stile ironico e graffiante, mi piace la precisione scientifica con cui scrive, rendendo “appetibili” anche argomenti generalmente ritenuti monotoni e “difficili”, da riservare “ai soli esperti”. Riesce a rendere interessanti anche cose assolutamente ostiche e noiose!
Qualche settimana fa, ho ricevuto una sua mail, che parlava di “ortoressia”..
Marc Dupuis ha fatto una ricerca accurata, citando interviste ad illustri “esperti” ed un articolo pubblicato in novembre da un giornale femminile francese: in maniera  provocatoria ed ironica, Dupuis dice che esiste una “nuova” patologia, che si chiama – appunto –  “ortoressia”, mentre le persone che ne sono affette sono “ortoressiche”, ma che fa, in concreto, un ortoressico? Come manifesta la sua “patologia”?
L’Ortoressico è un individuo attento – molto attento – a ciò che mangia: preferisce i cibi poco o per nulla “arricchiti” di additivi (coloranti, conservanti, edulcoranti e simili, tanto per intenderci), sceglie frutta e verdura “di stagione”, non si abbuffa di salumi  o di carne e nemmeno eccede nell’assunzione di alcoolici. Vuole sapere cosa contiene il cibo che mangia e pretende, nientemeno!, che non sia farcito di pesticidi o additivi pericolosi, mentre vuol essere sicuro che ciò che finisce nel suo piatto sia sufficientemente fresco da conservare almeno una parte delle vitamine presenti all’origine.
L’Ortoressico è una persona – uomo o donna, poco importa – che cerca di bilanciare i propri pasti: se prende la bistecca a pranzo, la associa ad una ciotola di verdure e ad un po’ di frutta, mangiando poi a cena pasta o riso. Potendo scegliere, tra un dessert rosso-fragola all’insegna dell’E127 (o altro …) ed una macedonia “di stagione” dal colorito magari … poco vivace, preferisce la seconda.
Spende un po’ del suo tempo per acquistare frutta e verdura nei mercati “km-0” (non necessariamente bio-spinti) e, magari, compra  “meno ma meglio”, preferendo la qualità alla quantità.
Invitato a pranzo, magari al ristorante, l’Ortoressico “combina” pesce o carne ai ferri, verdure e frutta anziché buttarsi a capofitto in avventure culinarie all’insegna degli abbinamenti più improbabili. Un menu composto da pasta ai quattro formaggi, arrosto in salsa con contorno di piselli e tiramisù è sicuramente invitante per un sacco di persone, ma fa inorridire l’Ortoressico più tollerante: proteine e grassi di origine animale e vegetale mescolati in un’allegra sarabanda di odori e sapori… brr!, che brividi di orrore! Comunque, se proprio “deve fare onore”, il nostro Cultore della Sana Alimentazione opta – in genere – per  porzioni minime, senza mescolare vini diversi e chiedendo anche un po’ di verdure di stagione. Quella sera, ovviamente, sta sul “leggero” prendendo – magari – un tè o una tisana e poco altro.
L’Ortoressico, ovviamente, cerca di associare un po’ di attività fisica ad una dieta quanto più sana possibile.
Ho letto attentamente la lettera di Marc Dupuis, di cui condivido l’opinione, ho riso alle sue (palesi e volute) esagerazioni, ho arricciato il naso per il disappunto quando ha insinuato il dubbio riguardo futuri provvedimenti da prendere nei confronti dei “malati di ortoressia”…
Secondo uno degli articoli citati da Monsieur Dupuis, infatti, l’Ortoressico sarebbe una sorta di disgraziato asociale, un individuo che preferisce qualche misera verdurina (magari appassita), detestata dalla maggior parte dei “Normali”, al piacere d’un pasto condiviso con gli amici o i colleghi di lavoro. Purtroppo, ho ritrovato le stesse affermazioni in altri articoli, “sparati” in Internet da autori italiani, articoli ed autori che NON intendo citare per esteso proprio per non procurare loro altra pubblicità.
Possibile che il concetto di “cibo che mette allegria e condivisibile in compagnia” (la rima è voluta!) possa da qualcuno essere considerato sinonimo di “pietanze cotte in grassi transgenici, colorate con sostanze il cui solo nome scatena allergie, conservate per mesi in sacchetti di plastica, rese più sapide dal glutammato e più appetibili da aromi creati in laboratorio”? Possibile che un “antipasto accettabile” non possa essere costituito da affettati così naturali da ossidarsi dopo qualche ora di esposizione all’aria? Possibile che le patatine da servire ai nostri ospiti debbano essere composte da “patata disidratata e ricostituita, farina di mais, E621, E631, E627, E160c (usato come colorante, NON come aroma naturale: ce ne vorrebbe troppo e costerebbe – di conseguenza – troppo), E471 ed aromi” (di sintesi, sennò sarebbe specificato: “aromi naturali”)???!!!???
A conclusione della sua lettera, Marc Dupuis introduce un interrogativo, alquanto inquietante, che mi affretto a rigirare a Voi, cari Amici: non è che, per caso, con questa scusa della “nuova malattia”, qualcuno stia preparando il terreno per introdurre qualche nuovo farmaco? Potrebbe trattarsi di un preparato farmaceutico capace di annullare la volontà dell’Ortoressico e di ricondurlo sulla “retta via”, inducendolo a cibarsi di pomodori freschissimi in pieno inverno, a preferire le merendine tutto zucchero e grassi ad un frutto di stagione, a comprare solo cibi contenenti almeno sette diversi additivi…

Meditate, Amici, meditate….

 

Questo articolo ha 3 commenti.

  1. Susanna

    Ciao Teresa!E’ interessante questo argomento perchè a casa mia ci sono sempre vivaci discussioni fra me e mio marito!Io non mi considero “ortoressica”, cerco di mangiare sano e di convincere i miei bambini a fare altrettanto, secondo la (nuova) piramide alimentare, lui dice che sono un’asociale e sostiene che preferisce vivere 50 anni godendo che 100 da asceta!mi accusa anche di affamare i figli e procura loro di nascosto merendine e Coca Cola…:( Aiuto!
    Il problema è che mi sembra che anche la maggior parte delle persone la pensi cosi’…
    Come si può conciliare la salute con la “real politic”?Ciao cara!

  2. valentina

    Posso darti un consiglio? Senza parlarne con il marito, tu proponi cose “sane”, genuine… lo “convincerai” con i fatti, più che con le parole. Te lo dico x esperienza… il mio compagno comprava tutti sughi pronti… poi sono arrivata io e gli ho fatto sentire il gusto di una pasta condita con verdure di stagione o con pesce fresco… ha capito da solo la differenza!!
    Piuttosto… una domanda x la dottoressa… se il salame è fatto in casa, fa comunque male? ….ho letto anche di quella vecchietta venuta all’ospedale di Nogara molti anni fa..

    1. Teresa

      Se il salame è fatto in casa, magari da un maiale allevato con amore e con cura, che entra nel nostro “circuito alimentare” solo dopo avere vissuto una vita degna di tale nome (=non legato da qualche parte per farlo ingrassare più velocemente…)…. fa bene alla salute, fisica e mentale, visto che una bella serata di polenta e salame tra Amici o in Famiglia riscalda il cuore e rasserena l’anima!

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