San Giovanni Lupatoto, riva destra dell’Adige, zona Porto.
È il 24 aprile 1945, martedì pomeriggio, due ragazzine stanno pascolando le oche e chiacchierano fitto fitto, mentre due uomini camminano sulla stradina sterrata: uno di loro tiene le briglie di un cavallo che trascina un carretto.
L’Adige scorre tranquillo, con il suo mormorio rassicurante, gli uccelli cantano e il sole d’aprile, già caldo ma non fastidioso, completa il quadro.
Improvvisamente, il rumore d’un motore d’aereo squarcia l’aria: è un “caccia” americano, che sorveglia i fiumi e i possibili punti di fuga dei Soldati Tedeschi, ultimi membri della retrovia d’un esercito in rotta!
Le ragazzine si guardano: sanno perfettamente come comportarsi, dal momento che, a scuola, la Signora Maestra ha spiegato loro che, in questi casi, in genere, il Pilota compie due giri di “avvertimento” e poi inizia a sparare su tutto ciò che potrebbe essere d’aiuto ai Tedeschi in fuga; c’è una sola cosa da fare: buttarsi a terra e, se ci sono animali nei dintorni, liberarli, in modo che possano scappare.
Milena e la sua amichetta – credo si chiami Rita – si nascondono dietro un vicino pioppo e si buttano a terra.
Come da copione, il Pilota compie i due giri “regolamentari” e poi scatena un “fuoco d’inferno”, come direbbero nei film.
Dopo un tempo che sembra infinito, la mitragliatrice tace e mentre l’aereo si sta allontanando le ragazzine si rialzano: a neanche venti metri dal loro albero, ci sono un carretto sventrato, un cavallo morto e un uomo che sanguina da un’enorme ferita situata dove fino a pochi minuti prima c’era una delle sue braccia.
Non c’è traccia dell’altro uomo: Milena non saprà mai se è scampato alla morte o se giace ferito tra i detriti del carretto.
Milena e la sua amica hanno 10 anni: terrorizzate da quanto accaduto e, soprattutto, da quanto stanno vedendo, fuggono verso la centrale idroelettrica di Sorio, correndo a perdifiato verso casa, inseguite dalle loro oche, probabilmente altrettanto impaurite.
Due giorni dopo, giovedì 26 aprile, le Truppe Alleate entrano a San Giovanni Lupatoto: la guerra è finita.
C’è una foto dell’epoca che mostra una jeep piuttosto malandata, con un Soldato alleato e tanti lupatotini.
La bambina con le trecce in primo piano, la cui immagine è sfuocata perché sta correndo (la chiamano per mettersi in posa proprio nel momento in cui il Fotografo ha già scattato la fotografia) è una delle protagoniste di questa storia: è Milena, la mia Mamma.

Fotografia tratta dal Calendario 2018 a cura del Comitato Radici di San Giovanni Lupatoto.