La Signora Rosetta e il Fieno Greco

Con la mia Amica Rosetta – nota anche come “la Mitica Vicina” – ho avuto modo di parlare spesso del “fieno greco”, un’erba che, secondo lei, ha mille proprietà, utili in ogni periodo dell’anno e sarebbe, addirittura, “una soluzione antica contro l’inquinamento”.
Rosetta sostiene che la definizione di “erba contro l’inquinamento” le deriva dalla lettura di un libriccino –  “Rimedi popolari naturali” – pubblicato quasi 40 anni fa, di cui, purtroppo, non sono riuscita a trovare traccia né in biblioteca né in Internet.
Incuriosita dalle parole della mia Amica, ho fatto una mia piccola ricerca, che voglio passarvi insieme a quanto ho appreso da lei.
A quanto pare, pur senza esserne consapevoli, gli antichi abitanti dell’Asia e delle coste del Mediterraneo furono i primi a scoprire una sostanza anti-inquinante per il corpo, una pianta chiamata comunemente “fieno greco”, attualmente nota ai botanici con il nome di Trigonella foenum-graecum. Tali popolazioni si resero ad un certo punto conto che quest’erba, inizialmente mangiata per il suo sapore molto particolare (e all’epoca molto apprezzato!), era efficacissima per abbassare la temperatura in caso di febbre, per curare le infiammazioni dello stomaco e dell’intestino e per alleviare il dolore degli ascessi e delle ulcere.
Ancor oggi, gli appartenenti alla tribù Lepcha del Bhutan sono soliti inumidire i semi di questa pianta e macinarli fino ad ottenere un impasto denso, che poi applicano sui foruncoli, sulle ulcere veneree e, addirittura, sulle ulcere profonde!
I vicini abitanti del Tibet, invece, contro la stitichezza e l’irritazione intestinale (il famoso “colon irritabile”), preparano un decotto molto carico di radici, steli e semi del fieno greco e lo aggiungono ad un piccolo boccale di latte bollito, che bevono dopo averlo lasciato raffreddare.
Torniamo a noi ed all’inquinamento… Ogni volta che ci soffiamo il naso o tossiamo, ci liberiamo del “muco”, una sostanza che non è, comunque, circoscritta alle vie respiratorie, ma è presente in molti dei nostri organi e, soprattutto, nell’intestino. Tutte le volte che respiriamo, con ogni singola boccata, aspiriamo aria carica di vapori e di polveri più o meno “sottili”, che si mescolano con il muco. Ogni volta che ingeriamo cibo contenente coloranti, conservanti ed edulcoranti artificiali, il muco diventa un po’ più denso, un po’ più appiccicoso e quindi un po’ più difficile da eliminare.
La presenza a livello dell’intestino di una pellicola mucosa satura dei veleni rilasciati dai vari alimenti più o meno “inquinati” impedisce l’assorbimento delle sostanze nutritive, favorendo una sorta di “malnutrizione” anche in coloro che, tutto sommato, seguono un’alimentazione abbastanza corretta.
Secondo quanto riferitomi dalla Signora Rosetta, Lelord Kordel, autore del già citato (e introvabile) libro, sostiene che i primi a riconoscere le potenzialità del fieno greco furono i contadini dell’Antico Egitto e dell’epoca greco-romana. Aggiungendo i baccelli falciformi di questa pianta al foraggio del bestiame, si resero conto che la produzione mucosa degli animali diminuiva sensibilmente: dal prendere coscienza del fenomeno allo sperimentare i semi del fieno greco su se stessi, il passo fu veramente breve! Ovviamente, i risultati furono gli stessi e questi nostri antenati inserirono la pianta parte della loro alimentazione. Anche ai giorni nostri in Cina è diffusissimo il tè di fieno greco per curare la congestione di naso e gola, mentre gli Alfuros dell’Indonesia masticano delle gran quantità dei semi di quest’erba per liberarsi dal catarro.
Nicholas Culpeper, un erborista del 1600, studiò il fieno greco e le sue proprietà e lo classificò come “afrodisiaco, diuretico, sedativo alimento nutriente, tonico e carminativo”. Fu, comunque, Sebastiano Kneipp, un prete bavarese, a rendere famosa in Europa questa pianta, consigliandola  come calmante per i tessuti irritati, come collutorio e come mucolitico.

Giusto per tornare a noi e ai giorni nostri…  noi come possiamo usare il fieno greco?

In primavera o comunque, quando sia utile STIMOLARE L’APPETITO (nei bimbi magrolini e inappetenti, nelle persone in convalescenza) e STIMOLARE LA LATTAZIONE:
-DECOTTO: 1 cucchiaio da tavola di semi per 2 tazze d’acqua. Si fa bollire fino a ridurre l’acqua alla metà. Per l’adulto: 1 tazza al mattino, a digiuno. A settimane alterne.
Per il bambino: a partire da 1 tazzina da caffè fino alla tazza da tè (dose dell’adulto), secondo l’età del bambino stesso. Al mattino, a digiuno, a settimane alterne.
-FARINA DI SEMI: 1-2 cucchiaini da caffè con un po’ di miele o di marmellata (per coprirne l’odore molto intenso), ai pasti. Per 15 giorni. Ciclo ripetibile.

Secondo la Signora Rosetta, il decotto è ottimo anche per la TONSILLITE e il MAL DI GOLA: in questo caso, il decotto viene usato per fare dei gargarismi, mentre sulla gola irritata – all’esterno, ovviamente –  si può mettere un impiastro di fieno greco e grano saraceno (vedi la ricetta anti-cellulite).

In caso di CELLULITE, si può usare un cataplasma con 50 grammi di farina di fieno greco + 50 grammi di farina di grano saraceno ed acqua bollente in quantità sufficiente a preparare una pastella morbida ma non liquida, da mettere tra due garze ed applicare sulla parte interessata.
Secondo la mia Amica, anche l’ACNE, i FORUNCOLI ed i “GIRADITO” possono “maturare” – e infine sparire – ripetendo più volte al giorno questo trattamento.

In primavera (e non solo!) per ridare VITALITA’ alla PELLE DEL VISO, la Signora Rosetta consiglia di preparare:
-decotto di camomilla concentrato (in una tazza d’acqua si fanno bollire a fuoco basso 2 cucchiai colmi di fiori di camomilla, per almeno quindici minuti) nel quale si stempera della farina di semi di fieno greco in quantità sufficiente per ottenere una pastella non troppo liquida né troppo solida. La pastella va applicata sul viso e tenuta per venti-trenta minuti.
Una variante “ricca” della ricetta prevede anche l’uso di un cucchiaio di miele fluido, che deve essere sciolto nell’acqua prima di stemperarvi la farina.

Qualche notizia sulla pianta:
La Trigonella foenum-graecum è una pianta erbacea, annuale, con un fusto alto 70-80 centimetri, eretto, cilindrico ed internamente cavo. In aprile-giugno, presenta dei piccoli fiori bianco-giallastri. Spontanea nei luoghi erbosi, viene coltivata dal mare alla regione submontana.
In Fitoterapia si usano i semi, raccolti in luglio-agosto, quando sono ben maturi: le piante vengono tagliate alla base, riunite in mazzi e fatte seccare al sole (1).
L’odore forte ed intenso del fieno greco si diffonde nell’aria ed è talmente persistente che piante raccolte oltre un secolo fa e conservate in erbari lo emanano ancora(2).

Importante:
Il fieno greco aumenta la sintesi proteica a livello dei tessuti periferici, in particolare dei muscoli, favorendo il loro sviluppo; esplica, inoltre, una certa attività sul livello della glicemia (aumenta la produzione di insulina): deve, quindi, essere assunto da Pazienti Diabetici solamente sotto il diretto controllo del Medico (3).
A causa della presenza di mucillagini, può ritardare l’assorbimento dei farmaci. Essendo in grado di stimolare la motilità uterina, se ne sconsiglia l’uso in gravidanza (4).
L’assunzione di fieno greco può interagire con terapie ormonali ed anticoagulanti; le fibre in esso contenute possono, inoltre, ridurre l’assorbimento di farmaci somministrati oralmente (5).

Quindi: se assumete dei farmaci, prima di prendere del fieno greco (o qualunque altro preparato a base di erbe!), parlatene con il vostro Medico

Bibliografia:
(1) Le Erbe, U. Boni, G. Patri, A. Bortolaminelli – 2006, Fabbri Editori
(2) Segreti e virtù delle piante medicinali, AA diversi – Selezione dal Reader’s Digest, 1986
(3) Fitoterapia, F. Firenzuoli – 2002, III° edizione. Masson
(4) Fitoterapia, Capasso F., Grandolini G., Izzo A.A. – 2006, Springer
(5) Interazioni tra erbe, alimenti e farmaci, F. Firenzuoli – Tecniche Nuove, 2001

1 Comments

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  • Susanna

    Prova a fare i germogli di fieno greco e aggiungerli all’insalata.si possono anche condire con olio e limone.sono buoni e danno energia.

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