Immigrati & dintorni – riflessioni…

“Con tutti gli Extracomuitari che ci sono in giro, i nostri bambini rischiano di prendersi di tutto…”.
La frase, ormai, è diventata il tema dominante delle mie giornate: in studio, tanti Genitori me ne parlano, il più delle volte a mezza bocca, aggiungendo: “Abbiamo scelto di non fare tutte le vaccinazioni proposte dall’ASL e cerchiamo di non dare tanti antibiotici al nostro bambino, ma, da tutte le parti, ci sentiamo ripetere che ‘in queste condizioni’, con tutti questi Bambini Stranieri, il nostro può prendersi un sacco di malattie….”.
Ieri pomeriggio, sono stata a Chiampo per un incontro organizzato dall’Associazione di Genitori “Qui Mamma ci cova”: abbiamo parlato di vaccinazioni e, alla fine, qualcuno ha portato il discorso sui viaggi e sugli Immigrati, e sulle malattie che queste Persone porterebbero in Italia per infettare noi ed i nostri figli….

Secondo lo Zingarelli – il mio vecchio e fedelissimo Dizionario della Lingua Italiana, che la Mamma mi ha regalato quando era ancora fresco di stampa e che da tanto tempo mi segue nelle mie peripezie linguistiche – Emigrato=persona che ha lasciato il proprio Paese per vivere altrove, mentre Immigrato=persona che si è stabilita in un Paese straniero o in un’altra zona della propria nazione.

Cioè: se io lascio l’Italia per andare a vivere in Australia, per gli Italiani sono un’”emigrata”, mentre per gli Australiani sono un’”immigrata”.
Questione di punti di vista.

Prima di tornare ai “nostri” Extracomunitari, permettetemi una premessa: io sono figlia, nipote e pronipote di Emigrati. Io stessa sono stata un’emigrata, mentre uno dei miei figlioli è nato in un Paese lontano, in Burundi, nel cuore dell’Africa Centrale.

L’Italia, nei secoli passati, ha visto partire (e talvolta tornare) tanti dei suoi figli: tra loro, c’erano anche parecchi miei parenti, ascendenti in linea sia materna sia paterna. Persone perbene, spesso con poca istruzione, ma ricche di buona volontà e con un infinito desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita.
La mia prozia Margherita è emigrata in Francia, dove ha contribuito al benessere della famiglia ospitando nella sua casa altri emigrati italiani. Lavorando giorno e notte, cucinava e teneva in ordine la biancheria di marito, figli ed ospiti paganti.
Alcuni cugini della mia Mamma hanno lasciato le native montagne di Sant’Andrea per le miniere Belgio: i loro figli sono nati e vivono là.
Il prozio Attilio, invece, si trovava in Germania – operaio in una fonderia – allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale: fu trattenuto in un campo di lavoro per tutto il periodo bellico.
Mio nonno Carlo, invece, nel periodo immediatamente seguente la Prima Guerra Mondiale, se ne andò  a lavorare in Francia, inviando in Italia il denaro che avrebbe voluto usare per sposarsi. Una volta rientrato, ben sette anni dopo!, si rese conto che i soldi erano serviti per comprare un campo e che non poteva disporne per il proprio matrimonio….Rifece le valige e ripartì per la Francia, mettendo finalmente da parte i soldi per sposare la sua Massimina: riuscì a farlo all’età di 33 anni, un vecchio, per quell’epoca.
… e c’è poi il mio Papà, che nel periodo dell’ultimo dopoguerra partì per la Svizzera, portandosi appresso – dopo qualche anno – la giovane moglie, la mia Mamma.
Rimasero a Zurigo per alcuni anni, rientrando in Italia pochi mesi dopo la mia nascita. Devo confessarlo: per me, è da sempre motivo d’orgoglio sapere che le Persone di madre-lingua tedesca (Austriaci, Tedeschi o Svizzeri che siano), quando conversano con il mio Papà, gli chiedono se è “uno svizzero immigrato in Italia”!
Quando, all’età di 22 anni, decisi di andarmene a lavorare in Germania come cuoca e chiesi ai miei Genitori di occuparsi di Frei-Wolf, il mio cane, suscitai due reazioni diverse: Mamma si intristì un attimo borbottando: “Anche tu, anche tu te ne vai in Terra Straniera…”, mentre Papà – pur preoccupato per la mia partenza – sorrise sussurrando: “Sei come tutti noi, l’emigrazione ce l’hai nel sangue…”.
Parlando con quanti hanno vissuto sulla loro pelle non solo l’apprezzamento ma anche il disprezzo degli Altri, delle Persone nate e vissute nel Paese in cui loro si erano spostati, divenendo – automaticamente – degli “immigrati”, sono arrivata ad una mia, personalissima!, conclusione: gli Immigrati PUZZANO!
Già, noi tutti, per il naso di chi non è abituato ad usare le nostre spezie ed i nostri aromi in cucina, abbiamo un odore “diverso”, che gli Altri possono percepire come “puzza”!
Quando prepariamo i nostri cibi, noi Italiani siamo abituati ad usare l’olio extravergine di oliva, mettiamo aglio e cipolla soffritti in quasi tutto quel che mangiamo e non siamo certi avari  di origano, basilico o maggiorana: per noi, sono “aromi”, sono “il” profumo della nostra Terra, della nostra Italia. Soprattutto quando siamo all’estero! Per gli Altri, però, abituati ad altri aromi, questi olezzi possono essere “poco piacevoli” e da lì a definirli  “puzze” il passo è proprio breve!
I nostri concittadini emigrati in Germania, Svizzera o Stati Uniti hanno portato con sè le loro abitudini culinarie, “appestando” di esalazioni aglin-cipolline il vano scale e gli androni delle loro nuove abitazioni. Quando si cucina, anche i vestiti si impregnano dell’odore dei cibi, mentre il sudore cambia a seconda di ciò che mangiamo (a proposito, se volente tenere lontane le zanzare, rendetevi “inappetibili” mettendo aglio a piene mani nelle pietanze che lo consentono!): nulla di strano, quindi, che per qualche “Altro” – Tedesco, Statunitense o Svizzero che fosse – questi nostri concittadini emanassero un sentore “diverso”, magari non propriamente piacevole. Tra l’affermare: “questo odore non mi piace” al sentenziare: “Gli Italiani puzzano” il passo può essere davvero breve, o no?

Adesso, in Italia, stanno arrivando tanti Stranieri, provenienti, per lo più, da zone del Mondo in cui si utilizzano spezie per noi insolite, il cui odore ci è talvolta sgradito. Zenzero e curcuma, coriandolo e zafferano, aneto ed origano, paprika e pili-pili: non a tutti piacciono. Né il loro sapore, né il loro odore, e dal dire “Non mi piace l’odore di questa spezia” al generalizzare “Gli Stranieri puzzano” il passo è davvero breve! E ancora più veloce, purtroppo, è la generalizzazione “puzzare=non lavarsi=portare malattie”.

“Con tutti gli Immigrati che ci sono in giro, i nostri figli rischiano di prendersi di tutto…”. Certo. Di Tutto. Anche qualche “insulto” alle terminazioni olfattive da parte di “profumi diversi” (e poi, scusate, chi l’ha detto che alle Nuove Generazioni non possono piacere curry e curcuma? In fondo, gli Statunitensi di oggi apprezzano la cucina italiana e, pensa un po’!, son proprio figli di quanti in passato ne disprezzavano gli olezzi!!!). Ma, tornando a noi, a parte qualche “offesa” al naso non abituato all’odore delle spezie “straniere”, cosa può “prendersi” uno dei nostri Bimbi da queste Persone? La bilarziosi? La malattia del sonno? Il colera? La peste bubbonica?

Non ne ho idea.

Care Mamme, quando qualcuno vi dice che, “con tutti gli Extracomunitari che ci sono in giro”, i vostri Bàmboli possono prendersi “di tutto”, fatevi spiegare in cosa consiste – esattamente – questo “di tutto”. Chiedete “cosa”, per la precisione, può passare un Figlio di Marocchini, di Senegalesi o di Thailandesi al vostro Bambino Italiano: chiedetelo e poi, per favore, fatelo sapere anche a me, così, una volta per tutte, anch’io ne sarò informata!

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