Il Furgone dei Gelati uscito di strada

-Ve l’ho detto: il furgone dei gelati è uscito di strada! Il frigorifero si è rotto e, visto che i gelati si stavano squagliando, l’autista li ha distribuiti tutti ai bambini! E voi… voi eravate a letto, a dormire!

Ecco una delle tante versioni d’una frase che, nella nostra famiglia, ha attraversato le generazioni!

Quand’eravamo bambini, per invogliarci a fare una passeggiata o, semplicemente, per farci uno scherzo, lo zio Mario (no, non quello che in campo di concentramento aveva preparato il pane per la moglie del comandante: l’altro, zio Mario) ci parlava del fantomatico camion che trasportava gelati e, fatalità!, proprio nel nostro paese era uscito di strada e visto che il meccanico stentava ad arrivare e che i gelati si stavano liquefacendo sotto il sole… l’autista aveva ben pensato di distribuire il carico ai bambini che passavano!

Una volta il fantomatico furgone usciva di strada “sotto le piantine” (=in centro al paese, dove c’era – e c’è – un bel viale alberato), altre volte, invece, l’incidente si verificava sull’argine, dove il furgoncino aveva attraversato l’Adige servendosi dei barconi che, all’epoca, traghettavano biciclette e piccoli veicoli da una sponda all’altra del fiume, oppure in località Punta (anzi “a la Ponta”, in dialetto), cioè agli antipodi rispetto alla nostra abitazione.

Ogni volta, noi bambini infilavamo i sandali o le ciabatte (a quei tempi, in cortile si giocava spesso a piedi nudi), pronti a partire in passeggiata, certi che, almeno quella volta, non avremmo mancato il mitico Autista-pasticcione, che ogni volta riusciva a far danni al suo mezzo, ma che, generosissimo, distribuiva tutti i gelati per evitare che si trasformassero in rivoli zuccherosi buoni solo per le formiche.

Ovviamente, quando si arrivava nel punto indicato dallo zio Mario, la strada era assolutamente priva di capannelli di bambini in festa, non c’era l’ombra di furgoncini capottati o comunque in panne e lo zio, per consolarci, ci comprava un bel ghiacciolo colorato.

In quegli anni, le giornate mi sembravano eterne e le estati erano lunghissime, piene di giochi con i cugini e con gli amichetti del vicolo e di corse dentro i fossi vuoti: “…all’età vostra, noialtri saltavamo i fossi ‘per la lunga’…” ci ripetevano genitori, nonni e zii quando ci lamentavamo per qualcosa o dicevamo d’essere stanchi, e noi, per non essere da meno, ogni sera correvamo nei fossi, dentro e fuori, su e giù, instancabili.

Dopo, avremmo ben potuto infilarci direttamente in lavatrice, per quanto eravamo lerci e sudati, ma… “sporco è bello e tiene caldo”, diceva qualche ragazzino più grande.

All’epoca, nessuno dei nostri amici o conoscenti andava in vacanza: spesso, in estate, al mattino, le mamme ci portavano al fiume o in un campo non lontano da casa e lì potevamo correre e giocare. Al pomeriggio, bisognava fare “il riposino”: occhi ben chiusi, sperando che “la calura” diventasse un po’ meno aggressiva e che ci venisse dato il permesso di tornare a cercare gli amici per giocare, litigare, fare pace e tornare di nuovo a giocare. Erano le nostre vacanze.

Giornate eterne, l’ho già detto, profumate dalla menta dei prati, colorate dai fiori che le nostre mamme coltivavano nelle aiuole davanti a casa, rese più ricche dai pomodori che mangiavamo direttamente dalle piante, sfidando le ire delle nonne (“Non si mangiano i pomodori verdi, vi viene il colera, monellacci!”). Io, veramente, mangiavo anche i ravanelli, sfilandoli direttamente dal terreno e masticando tutto – foglie, bulbi, radici e terra compresa – velocemente, prima d’essere scoperta.

E poi la sera lo zio Mario, che abitava in fondo alla via, tornava dal lavoro e, ogni tanto, si imbatteva nel mitico furgoncino rovesciato…
Serate calde, afose, rese indimenticabili dai ghiaccioli comprati dallo Zio e dalle granite preparate da Papà.
Serate punteggiate dalle piccole luci delle lucciole, che popolavano il nostro orto e il nostro giardino.
Serate alla menta, all’arancia, al limone e al tamarindo.
Già, Papà aveva ricevuto in dono una certa quantità di sciroppo di tamarindo e quindi… via di granite!

Poi ci trasferimmo, ma rimase – ogni tanto – il rituale del furgone dei gelati rovesciato sulla statale e d’una qualunque sorpresa che lo zio Mario aveva preparato per consolarci d’avere – ancora una volta! – mancato l’incontro con il simpatico Autista…

Lo zio Mario ci lasciò nel lontano novembre del 1974 e per parecchio tempo nessuno parlò più di camion incidentati e di gelati distribuiti ai bambini.

Passarono gli anni, le estati diventarono molto più corte, sempre più corte, e un’altra generazione di bambini fece la sua apparizione…

-Ah, bambini, ieri si è rovesciato un furgone pieno di gelati proprio vicino alla spiaggia! C’era caldo e l’autista non voleva che i gelati venissero buttati via: li ha regalati tutti ai bambini… peccato non ci foste anche voi…

Siamo a Caorle: stavolta colui che è papà Francesco – o nonno Francesco, secondo la prospettiva di chi ascolta – e i “bambini” sono i suoi nipotini.
Da Sara ad Andrea, passando per Alessandro, Franco, Marco ed Elisa – undici anni di differenza dalla più grande al più piccolo.

Quante estati, quanti “camioncini dei gelati” ha fatto rovesciare il mio Papà per invogliare i nipoti ad alzarsi presto e a precipitarsi sulla spiaggia di Caorle alle sei del mattino o alle otto di sera, dopo la cena al “Marinella”!

Di furgoncino in furgoncino, di passeggiata in passeggiata, le estati si sono accorciate ulteriormente: ora, dall’alto dei suoi splendidi 90 anni, nonno Francesco aspetta al varco i primi due pronipoti, Aurelia e Leonida, per invogliarli ad alzarsi presto, a correre sulla spiaggia per cercare il “furgoncino rovesciato e l’Autista simpatico” e, soprattutto, per fare il pieno di aria di mare!

E se c’è qualche difficoltà, ci si inventa una soluzione! Se Leo è troppo piccolo per i gelati, gli si può proporre una granita di latte materno.
Se Aurelia, grazie alla saggezza dei suoi genitori, non ha ancora assaggiato né dolci né gelati, troveremo sicuramente un camioncino carico di qualche altra cosa…

Foglioline di menta

Crediti fotografici – Foto di icon0.com
Icon – Foto di Tara Winstead

Questo articolo ha un commento

  1. Sara

    Non sapevo che questa storia avesse origini così lontane nel tempo… Grazie per averla condivisa con noi “giovani” della famiglia!

Lascia un commento