Fitoterapeuta a Verona. Digitalis purpurea

Dott.ssa Adami

Lavoro come fitoterapeuta a Verona e desidero parlare di Digitalis purpurea, una delle mie piante preferite, una delle piante che NON si possono usare in Fitoterapia!
Siamo all’inizio di maggio, è tempo di…Tempo di Coronavirus. Tempo di tele-lavoro*. Tempo di primavera e di…lavori in giardino!

Come a tante altre persone, le restrizioni imposte dai diversi dpcm mi hanno “regalato” parecchio tempo da trascorrere in casa, tempo che cerco di spendere al meglio rispondendo alle telefonate dei miei Pazienti per quasi tutta la giornata, facendo qualche visita via video-chiamata, seguendo dei “seminari in rete” (che rispondono all’orrendo nome di “webinar”) piuttosto che leggendo materiale scientifico o dedicandomi alla lettura di qualche buon libro o… alla cura del mio giardino.

Nel mio piccolo giardino ci sono alcune aiuole “dedicate”: calle, roselline, garofanini, ortensie nane da una parte, basilico, artemisia, ruta, dragoncello, salvia, rosmarino, erba limoncina dall’altra; la borragine, piantata qualche anno fa in un angolino, ha eletto a propria dimora la parte centrale del giardinetto: le abbiamo costruito intorno un piccolo “recinto”, in modo da non calpestarla accidentalmente e lasciarla sviluppare liberamente. Adoro le foglie di borragine pastellate e fritte!

C’è anche un angolino particolare, ben separato dagli altri, in cui crescono la digitale purpurea e due varietà di elleboro (H. niger e H. orientalis).

Mi piacciono tutte le piante, anche (e soprattutto) quelle selvatiche, come la malva e la fumaria, che crescono liberamente nel mio giardino, ma trovo irresistibili i fiori della digitale, dell’elleboro e del mughetto!

Cosa hanno in comune tra loro queste tre piante? È presto detto: non solo non sono commestibili, sono anzi tossiche!, ma, preparate in maniera adeguata e assunte nella giusta quantità, hanno proprietà curative potentissime.
La digitale è una pianta bellissima, elegante e altera: quando è nel pieno della fioritura, dall’alto della sua statura (può raggiungere un’altezza di 160-170 centimetri) sembra dominare gli altri vegetali del mio piccolo giardino.

Digitalis purpurea: bella e altera come la Fata-Regina delle fiabe.

Tutte le piante del genere “digitalis” contengono quantità importanti di principi attivi quali glicosidi cardioattivi, glicosidi saponinici, flavonoidi, acido caffeico, acido citrico, acido ascorbico e acido p-cumarico; come già chiaro dal loro nome, i glucosidi cardioattivi esercitano un’azione potente, tonificante, sul cuore. Erboristi e fitoterapeuti del passato la preparavano per curare alcune patologie del cuore e, infatti, questa pianta è stata anche descritta come “il prezioso fiore che in passato ha curato tanti cuori”.

Nella seconda metà del 1700, il dottor William Withering, medico inglese ed esperto botanico,

fu un giorno chiamato a visitare un’anziana signora affetta da scompenso cardiaco severo che le causava edemi generalizzati: non c’era molto che potesse fare per tale patologia, ma, senza darle alcun trattamento, tornò comunque a vederla un paio di giorni dopo, trovandola incredibilmente migliorata.
La donna appariva meno edematosa, respirava meglio, il polso era più lento ma più forte, più potente; interrogati i parenti, scoprì che una “guaritrice” le aveva somministrato un infuso di “almeno venti piante”. Esaminando le piante utilizzate, si rese conto che solamente la digitale poteva essere responsabile di un simile miracolo: iniziò a studiarla, cercando di stabilire quale fosse la “dose curativa”, e a utilizzarla per i suoi pazienti.

Una decina d’anni dopo, nel 1785, fece una prima descrizione degli usi della digitale nel suo “An account of the Foxglove and some of its Medical Uses”; nella prefazione del testo, scrisse di voler parlare della propria esperienza affinché “un farmaco tanto potente ed efficace non possa essere rigettato a priori come pericoloso e ingestibile”. Mentre a conclusione della prefazione stessa si legge: “A dispetto delle opinioni, dei pregiudizi e degli errori, il TEMPO giudicherà il valore di tale scoperta e potrà dire se io abbia creato disturbo a me stesso e agli altri o se abbia dato un contributo positivo alla scienza e all’umanità”.

Nei decenni successivi, diversi ricercatori lavorarono sulla digitale, arrivando infine a isolarne i principi attivi e a proporli, una volta purificati, come farmaci.

A un certo punto, ci si rese anche conto che Digitalis lanata presentava proprietà diuretiche e cardiotoniche nettamente superiori rispetto alla varietà “purpurea”, e quindi anche un’attività più importante sugli edemi generalizzati di origine cardiaca: ciò è dovuto non solo alla maggiore quantità di principi attivi in essa contenuti, ma anche alla loro maggiore resistenza al calore e all’azione degli enzimi. I glicosidi cardioattivi presenti nelle foglie di Digitalis lanata sono detti “lanosidi” e da uno di essi si estrae il principio attivo “digossina”, che oggi viene completamente creato in laboratorio.

L’uso della digitale in Fitoterapia è oggi vietato:

è una pianta troppo potente, la cui dose terapeutica è molto prossima alla dose tossica.

La legge n. 99 del 6 Gennaio 1931 dichiara “pianta officinale” la Digitalis purpurea (e tutte le piante del genere Digitalis) e, a causa della sua tossicità e della scarsa maneggevolezza, stabilisce che “nessuna quantità può essere detenuta per uso familiare”.

Leggi successive hanno confermato che non può essere inserita negli “integratori”; la digitale, nelle sue varietà, potrebbe essere venduta in farmacia dal Farmacista e su prescrizione medica, ma essendo essa tossica e presentando non poche difficoltà di gestione… meglio lasciarla dov’è!

Avendo avuto la ventura d’essere fitoterapeuta a Verona, ma in una Verona di qualche secolo fa, avrei sicuramente fatto ricorso alla digitale per aiutare i miei Pazienti con edemi generalizzati. Avrei cercato di ridurre al minimo i rischi, mettendo in atto tutte le precauzioni possibili nel determinare la quantità di prodotto da somministrare, ma… l’avrei usata!

Come fitoterapeuta che vive e lavora a Verona, nella Verona del XXI secolo, non mi sento affatto defraudata della possibilità di servirmi della digitale, anzi!

Grazie al cielo, abbiamo dei cardiotonici efficacissimi, poco costosi e di cui si può (e si deve!) monitorare la concentrazione ematica mediante esami di laboratorio.


Però… a me piacciono le storie e la Storia e ammirando la digitale in fiore non riesco a non pensare…


Quando studiavo per l’esame di Farmacologia all’università, cercavo sull’enciclopedia le immagini delle piante da cui, prima dell’avvento dell’industria dei farmaci, venivano estratti i principi attivi: quando vidi la fotografia d’una Digitalis purpurea in piena fioritura fu… amore a prima vista! Non riuscii più a scordarla e, negli anni successivi, quando prescrivevo un medicinale a base di digossina, non potevo non pensare che dietro quelle “pastigliette piccoline” – come le chiamavano i Pazienti – si celava una pianta stupenda, “guaritrice potente e potenziale assassina”.

Digitalis purpurea: la protagonista perfetta di storie e leggende…

La digitale non è molto diffusa nel bacino del Mediterraneo: prospera soprattutto nel Nord Europa, dove è protagonista di tante storie e leggende che la vedono spesso associata aFate e Folletti.

Nei paesi di lingua inglese, è conosciuta con il curioso nome di “Foxglove” o “guanto della volpe”.

Secondo una leggenda, infatti, in un’epoca remota, le Volpi avevano delle difficoltà nella caccia poiché le loro zampe producevano troppo rumore: stanche e affamate, si rivolsero ai Folletti che regalarono loro alcuni fiori di digitale. Infilati i calici sulle unghie, le Volpi furono in grado di muoversi molto più silenziosamente e di… cacciare in maniera efficiente!

Secondo un’altra leggenda, invece, furono le Fate a regalare i fiori della digitale alle Volpi; vedendo quanto gli Uomini si accanissero nel cacciare questi animali, le Fate si impietosirono e fecero infilar loro i calici a mo’ di guanti: fu così che il passo delle Volpi divenne felpato e loro stesse quasi … imprendibili!

Guanto delle Fate, Campanella dei Folletti, Ditale delle Fate, Dito della Strega, Campana dell’Uomo Morto… i nomi con cui questa pianta è nota sin dalla notte dei tempi sono davvero moltissimi, ma quasi tutti sono in qualche modo legati al mondo del soprannaturale.

Estate Piccola Fata

Piccola Fata dei Fiori.

Fate, Folletti, Spiritelli… esponenti del Piccolo Popolo che, secondo un’altra storia, trovano riparo dal fresco delle notti nordiche e dalla rugiada dentro i fiori della digitale.

Secondo la mitologia romana, la digitale sarebbe anche “responsabile” della nascita del dio Marte.

Già, quando Giove “partorì” Minerva facendola semplicemente uscire dalla sua testa, sua moglie Giunone fu presa da un attacco di rabbia e decise di rendergli pan per focaccia. Chiese quindi aiuto alla dea Flora, che le mise un fiore di digitale sul pollice e le toccò lo stomaco: a quel punto, Giunone se ne andò sulla riva del mare e … partorì il bellicoso dio Marte!


Minerva, dea della saggezza e della guerra intesa come “strategia” – Marte, dio della guerra intesa come “spirito bellicoso”.


In epoca più recente, dopo l’avvento del Cristianesimo, la digitale fu ribattezzata “Gants de Notre-Dame” o “guanti della Madonna”, quasi a voler santificare la parte “buona”, curativa, d’una pianta spesso considerata “malvagia” perché potenzialmente mortale.

Durante gli Anni Trenta del secolo scorso, quando la digossina veniva ancora estratta dalla digitale, la Gran Bretagna importava le piante necessarie per il suo fabbisogno dal continente, dalla Russia, soprattutto, dove venivano coltivate.

Al momento dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, i rifornimenti divennero presto impossibili e i malati rischiarono di non poter più essere curati.

Il governo fece quindi appello al popolo: chiese ai cittadini di raccogliere le foglie di questa pianta, che cresceva spontaneamente tanto nei giardini quanto nei luoghi incolti, e di farle seccare in un angolo riparato e caldo delle loro case. I laboratori farmaceutici, dal canto loro, ne organizzarono la raccolta porta a porta e la produzione della digossina poté continuare!

Fitoterapeuta nella Verona del XXI secolo, guardo le mie piante di Digitalis purpurea, coltivate per il piacere d’ammirarle, e penso a quanto l’unione tra le persone possa davvero “fare la differenza”: le Fate che hanno aiutato le Volpi, un intero Popolo che per anni s’è dato la pena di raccogliere e seccare delle foglie per poter essere d’aiuto a chi ne aveva bisogno…

Digitale e aquilegie

Digitale e aquilegie nel mio giardino. Maggio 2017.

Note:
*Mi rifiuto di chiamare “smart work” il lavoro fatto da casa: so perfettamente che “lavoro da casa”, “telelavoro” e “smart work” non sono la stessa cosa, ma … preferisco usare parole italiane, anche se non precisissime!

Bibliografia e Sitografia:
•Michael Radcliffe Lee. Plants: Healers and Killers. Botanic Garden Ediburgh, 215.
•Bill Laws. Fifty plants that changed the course of History. D&C, 2010
quifinanza.it/lavoro/telelavoro-smart-working-differenza/100640/
www.floraitaliae.actaplantarum.org/viewtopic.php?t=1564
www.fungoceva.it/erbe_ceb/Digitalis_lanata.htm
www.torrinomedica.it/piante-medicinali/digitalelanata/#P2
fr.wikipedia.org/wiki/Digitalis_purpurea
www.unisanpaolo.org/norme-di-riferimento-sulle-piante-officinali/
www.unisanpaolo.org/leggi-italiane-che-riguardano-le-piante-officinali/
www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_1268_listaFile_itemName_3_file.pdf

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