Febbraio, il mese più corto dell’anno.
Freddo, ma capacissimo anche di regalare giornate calde, giornate brevi, brevissime, ma rallegrate da un sole già caldo.
Febbraio, il mese del Carnevale e delle maschere.
Carnevale? le “città del carnevale” sono tante: Viareggio, Rio de Janeiro… ma anche Verona, con il suo “venardi gnocolar”, e soprattutto… VENEZIA!.
Sono stata al carnevale di Venezia una sola volta, tanto tempo fa, quando ancora studiavo all’università. Ci sono stata con un gruppo di amici, che mi avevano parlato di “una festa in compagnia”: quanta allegria e quanto… freddo!
Già, mi avevano parlato di “una festa”, e io avevo pensato a una festa privata o, comunque, in un locale e avevo indossato un vestito bluette davvero carino, con scarpe e borsa in tinta. Per entrare “nello spirito del carnevale”, m’ero lasciata dipingere di bianco la faccia e, per contrasto, avevo messo un rossetto rosso, rosso fuoco: l’insieme era davvero simpatico, ma… quanto freddo ho patito quella sera, scarpinando su e giù per le calli!
Febbraio, il mese del nevischio e del “ghiaccio nero”, sottile sottile e quasi invisibile, sulle strade.
Febbraio, il mese in cui, tantissimo tempo fa (io frequentavo ancora la scuola materna o, al massimo, la prima elementare!), il mio Papà fu coinvolto in un incidente d’auto: il suo collega, alla guida del piccolo furgone aziendale, fu schiacciato tra il volante e il sedile; Papà se la cavò con un taglio in fronte e tanti ematomi sul corpo.
Papà fu comunque ricoverato per qualche giorno “per accertamenti”, ma, prima di accompagnarlo personalmente all’ospedale, il titolare dell’azienda per cui lavorava, passò da casa nostra, perché Mamma potesse vederlo e rassicurarsi.
Già, all’epoca, il telefono era presente in poche, pochissime case: nella nostra via, nessuna famiglia l’aveva! e così, il Signor Giuseppe, subito accorso sul luogo dell’incidente, visto partire il suo autista con l’ambulanza, aveva pensato di avvertire le due famiglie e di rassicurare Mamma.
Quella sera, messi a nanna i due bimbi più piccoli, aspettando che Papà tornasse dal lavoro, Mamma mi stava aiutando a cucire una copertina per la mia bambola: quando suonò il campanello, quindi, uscimmo in strada e, incuranti del nevischio gelido, ci precipitammo verso la Mini Minor chiara…
Papà era seduto accanto al Signor Giuseppe: sulla fronte, una ferita sanguinante, un’immagine che io ancora ricordo come “un sole sulla fronte di Papà”, un sorriso tirato e poche parole per rassicurarci.
Indossava un bel maglione verde, fatto a mano da Mamma: non lo abbiamo più rivisto. In ospedale, visto che era pieno di schegge e di frammenti del vetro anteriore del furgone, gli fu tolto… tagliandolo a pezzi!
Febbraio. Mese di maschere, di feste e di allegria, di ricordi e di pensieri, di freddo intenso e di promesse per una Primavera in fieri…
…però Febbraio è il mese delle maschere, il mese – anche! – dell’allegria: vi voglio salutare con un’altra delle poesie del mio riscoperto Gianni Rodari!
FEBBRAIO
Vengo subito dopo la merla,
il mio freddo è come una sberla,
sono il mese dei travestimenti,
balli, canti e divertimenti.
Colombina e Arlecchino,
Balanzone e meneghino,
Pantalone e Pulcinella,
scegli la maschera quella più bella.
Sono il più piccolo dei miei fratelli, per arrivare faccio balzelli.
Ogni quattr’anni, mi allungo di un giorno,
ma l’anno dopo piccino ritorno.
Non sono un sarto, non son calzolaio,
non sono dottore e non porto il saio,
ma delle chiacchiere son buongustaio.
È stato un piacere, io sono Febbraio.
Gianni Rodari, da Filastrocche in cielo e in terra, Einaudi 1960.

Foto di Simon in Pexels.