Dalla CassaPanca del Tempo-Un Uomo inutile

Dott.ssa Adami

“…eccolo qua: “Un uomo inutile”, scritto da Padre Lorenzo Gaiga… mi è appena arrivato, ma i miei occhi non sono più quelli d’una volta: tienilo tu. So che ti piace leggere…”

Oggi, la CassaPanca del Tempo mi ha restituito un vecchio libro, che, in un soffio, mi fa risuonare nel cuore e nel cervello la voce di persone che da tempo non sono più tra noi, di persone che “sono andate avanti”.

Estate 1975. Nel cortile della prozia Angelina, la Ragazzina corre e saltella tenendo ben stretto il “tesoro” appena ricevuto. Chiama a gran voce il suo Papà e, annusando le pagine intonse, ripete all’infinito:

“Papà, papà! Guarda cosa mi ha regalato la zia Angelina!!!”.

Pagine intonse. Intonse. Che bella parola. Che bell’aggettivo! L’ha riferito solo e sempre ai libri, alle pagine dei libri appena stampati, che, “freschi di stampa”, appunto!, odorano di carta  “nuova” e di inchiostro.

Il libro è stato stampato poche settimane prima: profuma di nuovo e, come tutti i libri, di “conoscenze”, di nuovi concetti da incamerare, di nuove idee.

“Un uomo inutile”. Mentre, dodicenne affamata di “nuovo sapere”, saltella tra i vasi di erbe aromatiche, calpestando la gramigna e l’erba vetriola che hanno perforato il cemento e invaso il cortile della Prozia, la Ragazzina non lo sa ancora, ma il libro che sta stringendo tra le braccia cullandolo come fosse un neonato imprimerà una svolta decisiva alla sua vita.

Guardo il libro – ormai vecchio e segnato dal Tempo: qualche mese dopo averlo ricevuto, per preservarlo, Ragazzina gli preparò un “vestitino”, una bella copertina azzurra, ma i lustri trascorsi, la lettura e le riletture succedutesi negli anni ne hanno sporcato (poco-poco) qualche pagina, arrotondandone gli angoli e ingiallendone i margini.

“Un uomo inutile” racconta la storia di Federico Giudici, divenuto Fratel Guido al momento del suo ingresso nella grande famiglia dei Missionari Comboniani.

Federico Giudici nasce il 21 ottobre 1879 a Clusone, in provincia di Bergamo, dove il papà è medico condotto. Il dottor Giudici muore un anno dopo, nel 1880, disarcionato dal cavallo mentre si recava a visitare un ammalato: lascia due bimbi, Raffaele e Federico, e Margherita, la giovanissima moglie.

Federico è un ragazzo vivace, irrequieto, intelligente ma piuttosto svogliato: studia, fin quando possibile, nella scuola del paese, poi viene mandato in collegio, a Treviglio.

Federico supera brillantemente il ginnasio, poi entra in una Colonia Agricola, dove, a 18 anni, consegue il diploma di “agente agronomo” (o “perito agrario”).

Poco dopo il diploma, Federico Giudici viene assunto dal principe Borghese di Torlonia: per alcuni anni lavora come direttore delle tenute toscane del principe e, spronato dal professor Giuseppe Toniolo, si iscrive all’università, alla facoltà di Agronomia.

Frequenta le feste di casa Borghese e le case dei contadini, ma una crisi profonda lo attanaglia: il baldo giovane, sicuro di sé, capace di tenere allegra la brigata per una notte intera, non sa più “cosa” vuole esattamente dalla Vita.

Esonerato dal servizio militare (e dal prender parte alla Prima Guerra Mondiale!) per intervento del principe Borghese, Federico continua comunque la sua vita tra allegre compagnie e serate nei casolari dei contadini.

Durante un viaggio in treno, Federico incontra un missionario di Mons. Daniele Comboni: il percorso è lunghissimo, ma il giovane fattore non si stanca di ascoltare e di porre domande.

Il dado è tratto. La decisione è presa. Poco tempo dopo, Federico Giudici – contro il parere della famiglia, che lo vorrebbe “prete” – entra nel noviziato dei Comboniani, a Verona.

Il libro prosegue con la narrazione delle vicende di Federico al noviziato e della sua consacrazione con la pronuncia dei voti: il 6 maggio 1906, diventa “Fratel Guido” e… parte per l’Africa!

Fratel Guido… “…Guido… ti chiamerai Guido perché dovrai essere la guida dei tuoi compagni…”, e quest’uomo è stato per Ragazzina una vera “guida”!

Leggendo la sua biografia, Ragazzina ha preso quella che sarebbe stata “la” decisone della sua vita. Partire per l’Africa, dopo essere diventata medico, ovviamente.

Negli anni, ha sognato sulle pagine di questo libro, traendo spesso conforto e ispirazione dalle vicissitudini di Fratel Guido.

Qualche esempio?
“L’Africa dei leoni e degli stregoni comincia al lavandino. Dài, vieni e non fare storie!” (pag. 33): le parole di Fratel Poloniato a Federico, neo-arrivato, che non si capacita di doversi “preparare all’Africa” ANCHE lavando piatti, pulendo corridoi e scopando scale…

“Oltre al lavoro dei campi di cui è già maestro, Federico s’impratichisce nella falegnameria, nella muratura, nella medicina e nella meccanica. Per quest’ultima attività frequenta un corso presso le Officine Galtarossa, ottenendo buoni risultati” (pag. 35): non si può partire per l’Africa impreparati, bisogna studiare-studiare-studiare!

La Ragazzina che cullava il libro fresco di stampa quasi fosse un neonato è cresciuta e, nel 2004, è andata a conoscere l’Autore della biografia di Fratel Guido. Sulla prima pagina del libro, proprio sotto il titolo, leggo la dedica: “Verona 24.10.04 A … dopo tanti anni. Padre Lorenzo Gaiga”.


La Ragazzina che cullava il libro fresco di stampa quasi fosse un neonato è cresciuta, è diventata medico, è stata in Africa e ne è tornata per amore d’un figlio, per amore d’”un fiore nato sotto il cielo dell’Equatore” (…ma questa è un’altra storia!).

Ogni frase de “Un uomo inutile” contiene un fondo di immensa saggezza, ma – oggi – mi soffermo sulla pagina 226, l’ultima, che riporta le ultime parole dell’ormai quasi 94enne Fratel Guido a Fratel Gianni, l’infermiere della Casa Comboniana di Verona: “…ricordati che il missionario deve essere un uomo inutile. Mi spiego: il missionario è tanto più bravo, quanto più in fretta riesce a rendersi inutile nella terra e tra la gente presso la quale ha lavorato…”.

Ho sempre pensato che ciascuno di noi debba cercare di “rendersi inutile”, a tutti i livelli.

Un buon genitore è tale se cresce delle persone autonome, in grado di prendere delle decisioni e di portarle avanti con coraggio e coerenza.

Un buon artigiano è tale se trasmette all’apprendista le astuzie e i segreti del mestiere appresi in tanti anni d’esperienza, consentendogli di migliorare ulteriormente l’”arte”.

Un buon medico è tale se, oltre a curare il corpo delle persone che gli/le si affidano, riesce a concentrare il proprio sapere, a condividerlo con umiltà, a condensare in consigli preziosi anni di studio e di attività, permettendo anche agli altri l’accesso a una conoscenza utile per migliorare la propria vita…

Ciao, Fratel Guido! Ciao, Padre Lorenzo! Ciao, Ragazzina!

Per conoscerli meglio:
-Fratel Guido Giudici https://www.comboni.org/fratelli/105912
-Padre Lorenzo Gaiga https://www.comboni.org/fratelli/101620

1 Comments

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  • Silvia

    Che bella storia! 🙂 Densa di valori e di vita!

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