Dalla CassaPanca del Tempo. Matsuo Basho

Oggi la CassaPanca del Tempo mi ha restituito un vecchio quaderno, le pagine su cui, ragazzina, ho svolto un compito scolastico, la parafrasi d’una poesia giapponese.

Anni Settanta, seconda media.
L’insegnante di Lettere, la Professoressa Chimini, chiede alla classe di scegliere e di proporre una poesia “da studiare e commentare”.
Prendo l’antologia e la apro a caso: toh, si apre proprio su una poesia! È un componimento brevissimo: tre righe solamente, scritte da un Poeta giapponese, Matsuo Basho:

“La Rana” o “Stagno morto”
Sullo stagno morto,
il rumor d’una rana
che s’immerge.

    Matsuo Basho, 1686

Le parole di questo (per me all’epoca) oscuro poeta mi colpiscono come un fulmine e, senza pensarci due volte, alzo la mano proponendo la poesia e aggiungendo un ironico “ma forse è troppo lunga”…
La Professoressa Chimini legge la poesia e ci assegna il compito da svolgere a casa: studio a memoria (presto fatto!) e parafrasi – o meglio: traduzione in prosa e spiegazione – dell’opera.

È ormai trascorso mezzo secolo, ma questa poesia m’è rimasta nel cuore.

Con gli occhi della mente riesco ancora a vedere lo stagno che si trovava non lontano dalla casa in cui abitavo all’epoca.
Ricordo le passeggiate con Papà e i miei fratelli: assolate domeniche estive tra i campi di grano, punteggiati di papaveri (“il rossore dei campi”, come li definiva Papà) e di fiordalisi azzurri.
Fiordalisi azzurri.
Azzurri come il cielo che ci sovrastava, azzurri come i sogni di bambina che nutrivo all’epoca.

…e poi c’era lo stagno. Piccolino, ma a me sembrava grandissimo, racchiudeva un mondo di Vita e di vite: insetti, uccelli e rane, tante rane; ci avvicinavamo cercando di non far rumore per non disturbare gli abitanti della gora e per poterli osservare.

Per un po’ stavamo fermi, immobili, tra le canne che circondavano parte dello stagno, scrutando l’acqua e un piccolo mondo che sembrava cristallizzato nella canicola.

E più d’una volta, immersi nel frinire delle cicale, abbiamo avuto la possibilità di vedere una rana spiccare un balzo e saltare nell’acqua ferma sotto il sole cocente.
Uno stagno, il silenzio assordante del frinire delle cicale e il “fragore” d’una rana che saltava nell’acqua.
Una rana che, in uno stagno apparentemente morto (addormentato?), riportava il rumore, l’urgenza e il movimento della Vita.

Con gli anni, ho fatto qualche ricerca su Matsuo Basho, che è considerato il maggior poeta giapponese; nato in Giappone nel 1644 nella classe militare dei samurai, divenne poi monaco e morì nel 1694, durante uno dei suoi numerosi viaggi attraverso il Paese, dopo una vita volutamente vissuta “da povero”.

Insofferente del manierismo elegante dei suoi maestri di haikai (o haiku; forma poetica giapponese nata nel XVII secolo), Basho scoprì per sé – e per gli altri che lo seguirono – una poetica particolare, caratterizzata da un raro dinamismo, liberata da regole e canoni, una poetica in cui esistenza e poesia si fondono serenamente. Basho, infatti, visse contemplando la Natura, che seppe cristallizzare in strutture formali, concise e solo apparentemente semplici, cogliendone aspetti di illuminazione spirituale e artistica.

I Diari di Viaggio di Basho contengono alcune delle sue migliori poesie; altri componimenti si trovano nella raccolta postuma “Le sette raccolte di haikai”, pubblicata nel 1732, insieme alle opere dei suoi numerosi discepoli, che costituirono una vera e propria scuola, detta “shomon”.

“La Rana” e i miei anni di scuola: è ormai trascorso mezzo secolo e tante cose sono cambiate.

Lo stagno non esiste più: i suoni delle macchine d’una fabbrica hanno sostituito il “rumor d’una rana che s’immerge”.

Papà è “andato avanti”.

I tre bambini che osservavano silenziosi la Vita nello Stagno sotto il sole d’agosto si sono trasformati in adulti, e uno di loro è pure diventato “nonno”.

È trascorso mezzo secolo: mi restano l’amore per la poesia haikai, breve, concisa, significativa e graffiante come solo i veri capolavori e la Vita sanno essere, e la consapevolezza riguardo i miei sogni.
Sogni sognati.
Sogni inseguiti.
Sogni raggiunti.
Sogni realizzati.

Sempar verbut!

Matsuo Basho
Matsuo Basho – ho tratto dall’ Enciclopedia Europea Garzanti, 1976, le notizie sulla vita del Poeta.
L’immagine è tratta da Wikipedia Commons.

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