“Crema catalana” davvero… speciale.

Dott.ssa Adami

“…oddio, la crema catalana! Caspita! Quanto era buona, davvero speciale!…”
Qualche giorno fa, la CassaPanca del Tempo mi ha restituito un piccolo foglio scarabocchiato a mano, la ricevuta d’un conto di ristorante, il ricordo di una cena consumata a Glasgow nel luglio del 2007.
Glasgow, luglio 2007: la prima delle settimane estive trascorse al Gartnavel, l’Ospedale con Reparto Omeopatico della città scozzese.
Quell’anno, con il gruppo di colleghi italiani, alloggiavo in albergo, dove veniva consumata anche la prima colazione; l’ospedale ci forniva il pranzo, mentre per la cena andavamo in uno dei locali del centro.
Una sera, mentre giravamo per le vie semideserte, eravamo stati sorpresi da un temporale, che ci aveva fatti correre verso la più vicina vetrina illuminata, quella del “Café Andaluz” in West End.

Non ero mai stata in un ristorante spagnolo e, dopo l’ottima cena a base di piatti mediterranei, non avevo resistito alla tentazione della “crema catalana”.

All’epoca, la mia tolleranza verso i latticini era ancora accettabile e… mi ero potuta permettere questo piccolo lusso!

L’anno successivo, avevo approfittato della settimana al Gartnavel per un paio di pasti (e di “fine-pasto”!!!) al “Café Andaluz”, mantenendo per il resto dell’anno un ricordo dolcissimo della “crema catalana scozzese”.

Nel corso degli anni, la mia già scarsa tolleranza ai latticini è calata ulteriormente e, pur incontrando la “Crema Catalana” nelle carte-dessert di diversi ristoranti, non l’ho più presa.

Da tanti anni mi occupo di nutrizione: a me si rivolgono non solo persone in sovrappeso, ma, anche e soprattutto, persone che, affette da una qualche patologia, desiderano affiancare un corretto regime alimentare alla terapia farmacologica introdotta dal loro Curante.

Seguendo il metodo della Bio Terapia Nutrizionale riesco, in genere, a dar loro un aiuto concreto, a proporre una modalità di alimentarsi compatibile con le terapie in atto, atta a migliorare la patologia di base e, cosa davvero fondamentale, sostenibile nel tempo.

Già, adottare un nuovo regime alimentare comporta un cambio di paradigma, l’adozione di un nuovo modo di alimentarsi e di vivere, un vero e proprio giro di svolta nella propria vita!

Un cambio di paradigma. Una svolta nel proprio modo di vivere e di alimentarsi. Non cosucce da nulla, direi!

Il cibo e la modalità di alimentarsi hanno radici profondissime nell’identità di una persona e i cambiamenti non sono per nulla facili: spesso, infatti, quando il “cambio” sta iniziando a dare i propri frutti, le analisi di laboratorio migliorano e l’ago della bilancia si sposta verso il basso, subentrano delle “difese” (non saprei come altro definirle) per cui la persona torna alle sue vecchie abitudini, a ciò che “l’ha portata da me”. È un discorso complesso: ci ritorneremo.

Come ho già detto e ripetuto in altre occasioni, “seguire un regime alimentare equilibratonon significa “vivere di pane, acqua e verdure lessate e scondite”: assolutamente, no! In una dieta equilibrata (compatibilmente con le patologie di base), trovano posto anche i fritti (peraltro sconsigliatissimi=proibiti a chi soffre di gastrite in fase acuta o di calcoli della cistifellea) e la pizza! I dolci, però, data la presenza di latte vaccino, burro e panna, sono sempre un po’ problematici, anche per chi non ha problemi di peso e per chi non si trova in uno “stato infiammatorio cronico”.

Recentemente, quindi, mi sono chiesta: perché non provare a preparare la mia amata crema usando un “latte vegetale”? perché non provarla e poi, eventualmente, proporla anche ai miei Pazienti?

Detto e… fatto!

Ho pensato al “latte di avena” o – meglio, secondo le attuali disposizioni – “bevanda vegetale a base di avena” come sostituto del latte vaccino: è un liquido piuttosto “corposo”, che, secondo me, ben si presta per certe preparazioni.
Quindi… armata di ciotole, frusta e pistola-cannello per caramellare, mi sono messa ai fornelli e… il risultato è stato davvero fantastico!
Talmente buono, che desidero proporlo anche a Voi.

La ricetta

Per 12 coppette (al supermercato vengono vendute con il nome di “ramequin” e sono in ceramica da forno) servono:
• 1 litro di “bevanda vegetale di avena”
• 8 tuorli d’uovo
• 50 grammi di maizena (o di amido di riso o di fecola di patate)
• 140-150 grammi di zucchero
• 2 stecche di cannella spezzettate
• 1 limone – la sola scorza (la parte più esterna, gialla, asportata in modo da non avere anche la parte bianca, amarognola)
• zucchero di canna – per cospargere la superficie della crema. Da caramellare prima di servire con l’apposito cannello da cucina.

recipienti e materiale:
• 1 pentola per la cottura
• 1 ciotola grande – preferibilmente in metallo
• 1 ciotola piccola
• 1 frusta a mano
• 1 colino a maglie strette (se non c’è, si può usare il colino della pasta, foderato con uno strofinaccio pulito e ben sciacquato, in modo che non abbia tracce di detersivo)

preparazione:
• nella ciotolina diluire la maizena con un po’ di latte, usando la frusta
• mettere nella pentola: il latte restante (quasi tutto!) + la cannella spezzettata + la scorza di limone + metà dello zucchero – mescolare con la frusta e portare a ebollizione
• nella ciotola più grande (di metallo): sbattere con la frusta i tuorli e metà dello zucchero – aggiungere la maizena sciolta nel latte e mescolare con la frusta
• quando il latte inizia a bollire, toglierlo dal fuoco e versarlo nella ciotola con i tuorli filtrandolo attraverso il colino – mescolare con la frusta
• trasferire il composto nella pentola e, sempre mescolando con la frusta, cuocere a fuoco moderato fino a raggiungere una consistenza liscia e cremosa
• versare la crema nelle coppette e far raffreddare in frigorifero per almeno un paio d’ore prima di servire
• al momento di servire, cospargere di zucchero di canna e caramellare con il cannello-caramellatore.

Una coppetta-ramequin di crema così preparata ha un contenuto calorico di circa 140-150 calorie.

E ora, carissimi Amici,

buona preparazione della super-“crema catalana” al “latte” vegetale!

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