Antibiotici & dintorni – riflessioni diverse, vocabolario alla mano…

Non ho mai imparato a suonare uno strumento musicale né so cantare: sono stonata e davvero poco  dotata di “orecchio musicale”. Un caso senza speranza, o quasi. Apprezzo la buona musica ed ascolto volentieri questo o quel brano, spaziando dal “Brindisi” della “Traviata” fino all’”Hotel California” degli Eagles, passando per “Yellow Submarine”, le “Quattro Stagioni” di Vivaldi e il “Brindisi” della “Cavalleria Rusticana”.
In genere, associo i vari “pezzi” a qualche situazione particolare, alle Persone con cui ho  percorso un tratto di Cammino o a periodi della mia vita. Situazioni, persone e periodi più o meno positivi o più o meno difficili.
Esiste, però, una musica che adoro “a prescindere”: il suono delle diverse lingue parlate dal Genere Umano. Ci sono lingue assolutamente dolci e musicali, altre che ispirano “potenza”, altre che ricordano il sibilo del vento o il gorgoglìo d’una persona affetta da faringite.
Detesto o amo il suono delle parole, spesso indipendentemente dal loro significato. Al di là del loro contesto linguistico e del loro significato, infatti, per me le parole sono … speciali, hanno una loro anima, che vibra quando il moto stesso viene pronunciato: uscite dalla bocca (meglio: dall’”apparato foniatrico”) delle Persone, le parole diventano Parole, quasi vivendo – per lo spazio d’un attimo – di vita propria.

Ci sono parole che più di altre, proprio per come “suonano”, descrivono meglio questa o quella situazione: il verbo “trasecolare” rientra in tale categoria.

Secondo il Devoto-Oli, noto dizionario della Lingua Italiana, “trasecolare=rimanere colpito da un improvviso sconcertante sbalordimento”. “Trasecolare”, però, secondo me, suona molto meglio di “essere sbalordito”: rende l’idea d’un individuo rimasto miracolosamente in piedi, illeso, dopo essere stato colpito da un fulmine, fa pensare ad una persona che, entrata in una casa, invece d’un cordiale “buongiorno!”, riceve una padellata sul cranio, mi ricorda… me stessa quando sento “certi discorsi”.

Già, ogni tanto, quando ascolto determinate affermazioni o richieste, io trasecolo, purtroppo. Sono convinta d’averne viste tante, in tanti anni di professione medica, ma, evidentemente, “qualcosa da vedere” (“nuovo”, sempre; “bello”, raramente) c’è sempre.

La scorsa settimana, sono stata contattata da una delle mie Mamme, una donna di grande buonsenso, super-informata ed attentissima a ciò che il suo figliolo mangia o indossa, che mi ha posto un quesito che m’ha fatto, appunto, “trasecolare”!
No, non è esatto: ho trasecolato (il Devoto-Oli dice che possiamo usare indifferentemente l’ausiliare essere o avere) per ciò che la domanda stessa sottintendeva.
Incinta, Mamma Eleonora (chiamiamola così!) mi ha chiesto se “esiste qualcosa di naturale per rendere negativo il tampone vaginale”; le ho chiesto qualche spiegazione in più e le ho chiarito i dubbi.

L’episodio mi ha, però, portata ad una serie di riflessioni che vorrei condividere su queste pagine.

Premessa: da anni, il protocollo ostetrico-ginecologico prevede che in gravidanza si eseguano alcuni (tre, se non ricordo male) prelievi del fluor vaginale per escludere la presenza dello  Streptococco B-emolitico di gruppo-A o di altri batteri patogeni nel canale del parto. Qualora un microrganismo “potenzialmente patogeno” per il nascituro sia presente, viene consigliata una terapia antibiotica. Se la donna si presenta in ospedale per partorire senza avere eseguito il prelievo (meglio noto come “tampone”) o senza avere eseguito il trattamento, lei e/o il piccolo ricevono l’antibiotico. Volenti o nolenti.
La piccola carognetta rotondeggiante può, infatti, infettare il bambino durante il parto, con conseguenze anche molto gravi, se la Scalogna ci mette lo zampino!
Con un pizzico di sfortuna in più, può entrare anche nel circolo ematico – nel sangue, cioè – della Mamma, con ovvie conseguenze.
Oltre al trattamento “classico”, leggi: “a base di antibiotici”, si possono attuare dei trattamenti meno invasivi, comunque utili per eradicare l’infezione. Ripeto: “utili per ‘eradicare’ l’infezione”. Eradicare, non “mascherare” o “bloccare temporaneamente”.
Una terapia a base di prodotti omeopatici o, come li chiamo io, “para-omeopatici” (purtroppo, la legge italiana non distingue gli “omeopatici veri” dai “fitoterapici” o da altri “prodotti naturali”) è in grado di risolvere il problema, eradicando l’infezione.
Posso essere d’accordo sul fatto che, talvolta, i trattamenti antibiotici sono un po’ esagerati, ma – care Ragazze –  ingannare voi stesse, le Ostetriche e le Ginecologhe che vi seguono in gravidanza non mi sembra una buona soluzione!
“In tanti casi”, lo streptococco non causa problemi al piccolo al momento della nascita, ma non possiamo sapere se, nel nostro caso specifico, faremo parte di quel gruppo fortunato o se rientreremo nel plotone “più sfortunato”, con conseguenze anche irreparabili!
Quindi, per favore, fate le cose per bene, cercando di risolvere completamente l’infezione ed evitando i trattamenti “di maquillage”, le lavande o quant’altro può allontanare lo streptococco giusto-giusto per il tempo dell’esame, tranquillizzando (a sproposito!) chi vi segue e si impegna affinchè tutto vada per il meglio, per Voi e per il Bimbo.

In queste situazioni, intervenendo per tempo, si riesce ad ELIMINARE l’infezione da streptococco  senza usare gli antibiotici tradizionali, ma, in determinati casi, il farmaco può essere davvero necessario.

In Medicina – non dimentichiamolo –  l’obiettivo sono il benessere e la salute del Paziente, non le ideologie e gli estremismi, la “dimostrazione” della “superiorità” di questo o quel trattamento rispetto ad un altro!

 

 

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