8 Marzo – Festa delle Donne

8 Marzo. Mimose e regalini. Fra donne. Da uomini (fidanzati, mariti, figli) a donne.

8 Marzo. Discorsi in piazza: politicanti (maschi e femmine) parlano e sbraitano dal palco brandendo i microfoni come fossero armi.

8 Marzo. Fiori. Discorsi. Regali. Non necessariamente in quest’ordine. Ma, in riferimento a tale data, questo è quanto riesco a ricordare. Regali, discorsi e fiori: “consumismo”, in una parola!

Frequentando il liceo, ho avuto degli Insegnanti che, ciascuno a modo suo, mi hanno – di volta in volta – invitata/obbligata a ragionare, a usare il cervello, a valutare persone, cose e avvenimenti anche “da un altro punto di vista”, a guardare “oltre l’ovvio”. Durante gli stessi anni del liceo ho iniziato a cercare e a leggere con grande interesse il materiale inerente la Seconda Guerra Mondiale, i Campi di Concentramento e … le Persone che stavano dietro a tutto questo!

Leggendo la triste vicenda della “Ritirata di Russia”, mi chiedevo “come” avessero trascorso il Natale del 1942 i nostri Alpini bloccati nella “sacca di Stalingrado” o “come” le Donne vivessero la Festa loro dedicata – l’8 Marzo, appunto – negli anni della prigionia…

Qualcuno – valutavo – avrà pensato che pure il Natale era una buggeratura (“In quest’inferno, nessun dio può esistere!”), altre persone si saranno aggrappate alla loro fede (in Dio, nell’”intima bontà dell’uomo” – come scriveva Anna Frank, nel futuro…), altri avranno semplicemente ignorato la data, fingendo con se stessi che “non esistesse”. Stessa cosa per le Donne: i pensieri potevano essere tanti, positivi e negativi. Ma anche le domande potevano essere tante: perché soffrire pensando ai momenti felici e irrimediabilmente perduti? Perché struggersi al pensiero di un mazzo di fiori e rimuginando sulla sorte di colui/colei che i fiori li aveva scelti per donarli?

All’epoca, Internet e le ricerche “in tempo reale” erano di là da venire: le informazioni si raccoglievano con molta fatica, scartabellando le Enciclopedie, leggendo libri e testimonianze; talvolta, qualche notizia “particolare” arrivava per caso: scorrendo un articolo, poteva capitare di imbattersi in una citazione che, a sua volta, portava a un Autore o al titolo di un libro. Da cercare, trovare e… leggere!

Adesso, grazie alla tecnologia, le informazioni sono molto più facili da reperire. L’anno scorso, infatti, per l’8 marzo, ho ricevuto un’e-mail con un brano tratto dal libro “Rivoluzionaria professionale” dell’indimenticabile Teresa Noce.

“Rivoluzionaria professionale” è un’autobiografia e in questo brano particolare l’Autrice parla della “festa per l’8 Marzo” organizzata nel Campo di Concentramento di cui era “ospite”:

“Per l’8 marzo non potevamo organizzare una festa perché eravamo ormai troppo deboli e affamate, quindi decidemmo di tenere una conferenza. Al campo, le politiche che conoscevano un po’ di storia del movimento operaio internazionale erano una minoranza. Molte erano però coloro che avevano fatto parte della Resistenza, lavorando e sacrificandosi per la libertà. La conferenza doveva spiegare alle une e ricordare alle altre che donne di tutti i paesi e in tutti i secoli avevano lottato per la libertà.
Ma anche una semplice conferenza non era tanto facile da preparare. Anzitutto, chi doveva parlare? E che cosa avrebbe detto? Anche se la riunione veniva organizzata nel nostro blocco, bisognava cercare di farvi partecipare almeno qualche deportata degli altri blocchi. Inoltre bisognava dire cose che non interessassero solo una minoranza, ma gran parte delle donne di tutto il campo. Tra di noi, oltre alle comuniste e alle socialiste, vi erano anche cattoliche ed ebree; vi erano operaie che conoscevano la lotta di classe, ma anche contadine e proprietarie di terre; vi erano impiegate, funzionarie dello Stato, ma vi erano anche capitaliste come la signora Michelin (fabbrica di pneumatici) e figlie di poliziotti come la polacca.

L’incarico di tenere la conferenza fu dato a me. Le compagne dissero che ero la più indicata, nonostante le precarie condizioni di salute, ed essendo stata esonerata dal lavoro, avrei avuto anche più possibilità di prepararmi. Dapprima le compagne chiedevano una conferenza solo per noi, cioè se non proprio per le comuniste, riservata almeno alle politiche. Mi opposi risolutamente; se volevamo fare una conferenza per l’8 marzo, questa doveva interessare tutte le deportate, fossero o no politiche. Era giusto parlare delle donne di tutti o almeno di molti paesi, e non solo delle francesi: vi erano state eroine polacche, inglesi, russe, spagnole, italiane, ebree, americane. Dovevamo ricordare non solo le comuniste o le resistenti, ma anche le patriote di tutti i secoli, quelle donne che ovunque avevano lottato, in un modo o nell’altro, per il progresso e la libertà.
Quando comunicai la mia idea alle compagne, queste mi rivolsero sguardi di commiserazione, pensando che fossi impazzita. Mi chiesero dove avrei preso il materiale per una conferenza simile. Me lo sarei succhiato dal dito? Avevano ragione, la cosa non era facile. Ma potevo farmi aiutare. Tra noi vi erano donne che avevano studiato, che conoscevano la storia del proprio paese e qualche scorcio della storia del resto del mondo. Anche coloro che avevano ricevuto un’educazione scolastica e borghese, potevano aiutarmi. Era poi compito mio estrarre, dalle cose che esse sapevano e che mi avrebbero detto, la lezione politica e di classe che avrebbe dato un senso alla nostra conferenza per l’8 marzo.
Mi dettero via libera. E cominciai a rivolgere la parola a molte deportate con cui, fino ad allora, avevo avuto scarsi rapporti, come la signora Michelin che si trovava al campo, pare, per una questione di valuta concernente prodotti venduti ai tedeschi. Con prudenza, dissi a queste deportate che noi compagne volevamo commemorare l’8 marzo, la giornata internazionale delle donne di tutto il mondo, parlando proprio di quello che le donne di tutto il mondo avevano fatto nei secoli. Non tutte le deportate conoscevano certi avvenimenti: e noi volevamo parlare loro di Lucrezia e di Giovanna d’Arco, la Pulzella di Orléans; di Louise Michel, la comunarda e di madame Curie, la fisica franco-polacca; di Emmeline Pankhurst, la suffragetta inglese e di sua figlia Sylvia; della Pasionaria spagnola, di Nadeizda Krupskaja, la moglie di Lenin, di Rosa Luxemburg, tedesca.

Era nostra intenzione ricordare quello che le donne di tutto il mondo avevano fatto per la libertà e il progresso, lottando e combattendo, e spesso pagando di persona, come era accaduto a noi nella lotta contro i nazisti. Era importante che tutte sapessero che in ogni secolo vi erano state donne che avevano lottato per difendere il proprio paese o la propria religione, il pane e il lavoro per tutti, la pace, la libertà da ogni oppressione, contro la tirannia e lo sfruttamento. Perciò dovevamo parlare, oltre che di Lucrezia e di Giovanna d’Arco, anche delle serve della gleba insorte con la jacquerie del 1358 e delle calzettaie della Rivoluzione francese, delle comunarde di Parigi e delle setaiole di Lione, delle suffragette inglesi e delle martiri di Chicago, delle rivoluzionarie russe e delle insorte di Torino, delle scioperanti contro i padroni e contro i fascisti.
Trovai più aiuto di quanto avessi sperato. Tutte volevano dirmi qualche cosa, del proprio paese o di persone conosciute o di episodi di lotta o di quello che ricordavano delle lezioni di scuola: e con più apertura mentale e meno conformismo di quanto mi attendessi. La permanenza al campo, la lezione delle sofferenze sopportate in comune, forse non erano state inutili. Poteva anche essere che, appena libere, quelle donne tornassero a vivere come prima, ma era molto più probabile, in ognuna, qualche cambiamento.

Intanto il mio lavoro di preparazione aveva già avuto questo risultato: tutte si interessavano dell’8 marzo, tutte aspettavano la conferenza, tutte volevano ascoltarla. E la cosa più sorprendente fu che tutte seppero mantenere il segreto e nessuna «aspirina», nessuna kapò, venne a sapere quello che stavamo preparando. 
Tenemmo la conferenza la sera dell’8 marzo 1945, appena suonato il silenzio ed uscite le «aspirine» e le kapò. Salii sul giaciglio più alto di un castello posto in mezzo al blocco, mentre le deportate si affollavano sugli altri pagliericci, e incominciai il mio discorso. Ogni tanto, mentre parlavo, si apriva silenziosamente la porta e facevano capolino deportate degli altri blocchi. Con la scusa di andare al gabinetto, erano riuscite a sgusciare fuori e venivano anch’esse a sentire la conferenza sull’8 marzo.
Parlai a lungo delle donne di tutto il mondo come mi ero proposta. Parlai dell’esempio, tramandatoci nei secoli, di chi aveva lottato per la difesa del proprio paese e per la libertà dei popoli, di coloro che si erano sacrificate per la pace e per la rivoluzione, che avevano dato la vita o avevano perso la libertà per difendere le compagne contro lo sfruttamento, la miseria, la schiavitù. Parlai delle sante e delle schiave, delle operaie e delle contadine, delle intellettuali e delle scienziate, delle analfabete e delle artiste. Continuai a parlare finché caddi stremata sul giaciglio che mi aveva ospitata.[1]

Letto il brano, ho acquistato il libro, che ho letteralmente divorato!

Quest’anno, lo consiglio a Tutte: oltre l’idea politica – che ciascuna può condividere o meno – il libro racconta la storia di una Donna, delle alterne vicende, personali e politiche, vissute in un periodo molto difficile della nostra Storia più recente, della sua grande capacità di resistenza e di resilienza che l’hanno portata a “vivere” tutto quanto, fino in fondo. Da protagonista, sempre – da vittima, mai.

E ora… BUON 8 MARZO A TUTTE!

 

[1] Dal libro autobiografico “Rivoluzionaria professionale”, di Teresa Noce. Citato da: http://www.antiper.org/2014/03/01/noce-8-marzo-campo/

 

4 Comments

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  • Mariarosa

    Buon 8marzo con tutto il cuore anche a lei guerriera E come dice lei avanti tutta e sempre e mai arrendersi.Un abbraccio grande grande.Mariarosa

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    • Dott.ssa Adami

      Carissima Mariarosa,
      sempre attenta e sempre velocissima!
      Certo: AVANTI SEMPRE!

  • Emanuela M.

    Grazie! È stato bello leggere e ricordare
    ???? per lei????

    Emanuela M.

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  • Marisa C.

    Evviva noi!!!! Protagoniste nella vita ! leggere e libere, capaci di superare ogni muro! BUON 8 MARZO !!!!!!!!!
    E grazie sempre dottoressa !!!!!!!!!

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